La sua definizione corretta è globo crucigero, ma tutti la conoscono come la “Palla d’Oro del Verrocchio“: una sfera di rame dorato del peso di 18 quintali e di due metri di diametro, sormontata da una croce greca, che dal 1471 osserva Firenze dall’alto dei suoi 116 metri d’altezza.
Si può considerare il coronamento del cantiere dell’Opera del Duomo, il punto finale di una storia cominciata nel 1296 e che si sarebbe conclusa solo con la posa della Lanterna sulla Cupola, che a sua volta prevedeva una sfera dorata alla sua sommità.
Con questo articolo ti faremo conoscere la storia di quest’opera mirabile, ti parleremo delle grandi personalità legate alla sua realizzazione e degli incidenti che la interessarono in tempi successivi. Sei pronto per leggere un racconto “elettrizzante“?

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Il progetto del Brunelleschi

Photo via Wikipedia
All’interno del Museo dell’Opera puoi ammirare un modello in legno di 84 centimetri, della Lanterna, che già in origine appare sormontata dal famoso globo crucigero.
L’opera ha un rimando simbolico al più antico (e ridotto nelle dimensioni) globo del Battistero di San Giovanni, la cui pianta ottagonale ispirò la geometria del tamburo della Cupola.
Filippo Brunelleschi morì nell’aprile del 1446 e la direzione del cantiere per la costruzione della Lanterna e della palla dorata ebbe diverse vicissitudini.
L’intervento del Verrocchio

File ID 68973911 | © Aliaksandr Mazurkevich | Dreamstime.com
Per la costruzione del globo l”Opera chiamò Giovanni di Bartolomeo e il miniatore Bartolomeo di Fruosino, che si erano occupati di costruire la base di appoggio della palla, il cosiddetto “bottone“.
I due fallirono e nel 1468 la commessa passò a un eclettico artista: Andrea di Michele di Francesco di Cione, detto il Verrocchio.
Allora il Verrocchio era considerato uno dei più grandi esperti di metallurgia e nella sua bottega gravitavano giovani come Sandro Botticelli, il Perugino, il Ghirlandaio e Leonardo da Vinci, che presenziò alla posa della palla.
L’opera del Verrocchio si rivelò un autentico capolavoro di ingegneria e tecnica: una struttura cava, di 2,5 metri di diametro, realizzata mediante l’assemblaggio di più lamine di rame (importate da Venezia), saldate tra loro e successivamente dorate.
Per issarla alla sommità della Lanterna, furono utilizzate le macchine edili con cui il Brunelleschi realizzò la complessa Cupola, cha suscitarono l’ammirazione del giovane da Vinci.
I primi crolli
La palla dorata fu finalmente issata in cima alla Lanterna il 27 maggio 1471, mentre tre giorni dopo fu la volta della croce greca. L’effetto era davvero ipnotico: una forma perfetta e dalla forza simbolica assoluta splendeva come un nuovo sole.
Quelle 4300 libbre di rame e la considerevole altezza di 116 metri rappresentavano, però, un potente polo di attrazione per i fulmini e i fiorentini se ne accorsero quasi subito.
Il 22 dicembre dello stesso anno, la Cupola del Duomo fu colpita da una saetta che distrusse parecchi marmi della Lanterna. Un farmacista dell’epoca, Luca Landucci, stimò nel suo personale Diario Fiorentino danni per “più di 12 mila iscudi“.
Nell’aprile del 1492 un’altra saetta colpì la Lanterna: anche in questo caso i danni furono ingenti e l’evento fu interpretato come un presagio funesto della morte di Lorenzo il Magnifico, che avvenne tre giorni dopo, l’8 maggio.
I danni al globo e alla Lanterna furono ingenti, nell’ordine dei 5000 fiorini secondo una stima dell’Opera del Duomo, combattuta se rifare la Lanterna o riparare i danni, come di fatto avvenne.
Non fu questa l’ultima volta che i fulmini colpirono la Lanterna, ma l’episodio più clamoroso, nel senso letterale del termine, avvenne all’inizio del XVII secolo.
27 gennaio 1601
Nella notte tra il 26 e il 27 gennaio 1601, una violenta burrasca investe Firenze. Un boato squarcia la notte: la tempesta è forte, ma quel rumore non può essere soltanto un tuono.
Le luci del giorno rivelano cos’è accaduto: un fulmine ha colpito la Lanterna del Brunelleschi e la palla dorata del Verrocchio è precipitata da oltre 100 metri d’altezza, finendo al suolo nella parte absidale della piazza del Duomo.
Ci sono calcinacci e schegge di marmo ovunque, persino in Via de’ Servi, che dista più di trecento metri da Santa Maria del Fiore. Il profilo aereo della città è visibilmente sconvolto.
Il crollo della palla dorata è un evento epocale per Firenze, ma la città reagisce e un anno più tardi il danno è riparato, grazie a Matteo Manetti, che esegue il rrestauro rimanendo fedele al progetto originale.
Manetti, il migliore orafo di Firenze dell’epoca, esegue alla lettera: ricostruisce e integra i pezzi mancanti. Solo un dettaglio è diverso: la nuova palla, su suggerimento di Bernardo Buontalenti, è leggermente più grande e dotata di una finestrella per facilitare l’accesso in sicurezza alla croce sommitale.
Il disco di marmo e i parafulmini

File ID 366225861 © Fedecandoniphoto | Dreamstime.com
Se ti rechi nella parte absidale della Cattedrale di Santa Maria del Fiore, noterai sulla pavimentazione della piazza una lastra circolare di marmo bianco. Si tratta dell’indicazione del punto esatto in cui la palla dorata del Verrocchio colpì il suolo nella notte del 27 gennaio 1601.
Fortunatamente eventi di quella portata non ebbero più luogo, ma occorreva fare qualcosa per mettere al sicuro la Cupola e il complesso monumentale. Risale al 1859 l’installazine di un parafulmine che si rivelò molto utile in seguito.
Trent’anni dopo, infatti, salvò la Cupola da una violenta scarica elettrica generata da una saetta che fuse la bandella di platino posta sulla croce.
Ma la prudenza non è mai abbastanza. Per questo, oggi, è in fase avanzata la realizzazione del LPS (Lightning Protection System), un sistema di protezione all’avanguardia.
Cupola e Campanile di Giotto avranno una difesa ancora più efficace contro le scariche atmosferiche.
FAQ
Secondo la fonte dell’epoca, il farmacista Luca Landucci, autore del Diario Fiorentino, le date esatte sono il 27 maggio 1471 per la pallae il 30 maggio per la croce.
Andrea del Verrocchio e i ragazzi della sua bottega, frequentata, tra gli altri da un giovane Leonardo da Vinci.
A determinare il crollo del globo dorato fu un fulmine che colpì la Lanterna nella notte tra il 26 e il 27 gennaio 1601. Non un caso isolato: la palle in rame, posta nel punto più alto della icittà, attirava inevitabilmente le saette.
Puoi vedere il punto esatto dell’impatto nella parte absidale della Cattedrale. È indicato da un disco di marmo bianco sulla pavimentazione di Piazza del Duomo.
No. Si tratta della ricostruzione operata dall’orafo Matteo Manetti, che su indicazione di Bernardo Buontalenti la realizzò leggermente più grande e la dotò di un’apertura interna per accedere più facilmente alla croce sommitale.
La sfera originale pesava oltre 4300 libbre (circa 18 quintali) e aveva un diametro di circa 2,5 metri (la versione attuale è lievemente maggiore).
Solo se sei un tecnico manutentore dell’Opera di Santa Maria del Fiore. La visita della Cupola del Brunelleschi per il pubblico si ferma ai 91 metri della base della Lanterna, da dove si gode comunque il panorama più spettacolare di Firenze.
Conclusioni
È davvero sorprendente come ogni singolo particolare della Cattedrale di Santa Maria del Fiore nasconda storie così affascinanti. La Palla d’Oro è certamente una di queste.
Basti pensare a chi la progettò, Filippo Brunelleschi, e a chi la realizzò, Andrea del Verrocchio, che nella sua bottega forgiò il talento di geni come Leonardo da Vinci, Botticelli e il Perugino.
Il globo, una struttura di circa 18 quintali di rame rivestito d’oro, aveva però il “difetto” di attirare i fulmini: ti abbiamo raccontato gli incidenti più clamorosi, come quelli del 1492 e del 1601.
Ora che sai anche riconoscere il punto esatto in cui la palla precipitò al suolo, non puoi accontentarti di un racconto. Ascolta il nostro consiglio: prenota il biglietto online e vieni a vivere queste esperienze dal vivo, ammirando Firenze dall’alto delle Terrazze o della Cupola.
