Cattedrale di Santa Maria del Fiore: Opere di Michelangelo

Il fatto può sembrare paradossale, ma nessuna delle opere commissionate a Michelangelo Buonarroti per la decorazione del Duomo di Firenze è attualmente conservata all’interno della Cattedrale di Santa Maria del Fiore.

Il David e il San Matteo si trovano alla Galleria dell’Accademia. Solo l’incompiuta e mutilata Pietà Bandini è ospitata all’interno del Museo dell’Opera del Duomo, nella Tribuna di Michelangelo.

Con questo articolo esploreremo il rapporto tra il Buonarroti e l’Opera del Duomo per rivelarti come le opere commissionate al grande artista si trovino altrove o non siano state proprio realizzate.

Eppure, il legame tra il genio e il Duomo di Firenze è fortissimo e imprescindibile. Scoprilo con noi: leggi di più e prenota online la visita di Santa Maria del Fiore e del complesso monumentale del Duomo di Firenze.

Il più venduto in assoluto

Duomo di Firenze: Tour guidato

Scopri la Cattedrale di Santa Maria del Fiore con la nostra visita guidata.

Pagamento sicuro

Conferma immediata

Biglietto per cellulare

Le commesse dell’Opera del Duomo

È conservata nel Museo dell’Opera del Duomo, ma la Pietà Bandini non è stata commissionata a Firenze e nemmeno vi è stata scolpita: Michelangelo l’aveva pensata a Roma per il proprio monumento funebre. Arrivò nel capoluogo toscano solo nella seconda metà del ‘600, dopo svariati passaggi di proprietà.

Invece, l’Opera del Duomo di Firenze commissionò a Michelangelo Buonarroti il David e le statue dei 12 apostoli. La prima avrebbe dovuto decorare l’esterno della Cattedrale (su uno dei contrafforti dell’abside), mentre le seconde erano destinate agli interni di Santa Maria del Fiore.

Le cose, tuttavia, andarono in maniera diversa da quanto pianificato. Il David, una volta ultimato, fu trasferito in Piazza della Signoria come simbolo della Repubblica. Dei 12 apostoli, venne abbozzato dal Buonarroti solo il San Matteo. Ecco che cosa è successo.

Il David

File ID 103634521 | David Michelangelo © Kmiragaya | Dreamstime.com

Il David è forse l’opera scultorea più rappresentativa di Michelangelo Buonarroti, il suo capolavoro più famoso, realizzato quando non aveva ancora compiuto 30 anni. La breve storia di quest’opera è davvero avvincente.

Un grande blocco di marmo bianco, acquistato a metà del ‘400 dall’Opera di Santa Maria del Fiore, rimase per decenni inutilizzato dopo che Agostino di Duccio e Antonio Rossellino tentarono di scolpirvi un David, ma senza successo. Il marmo, soprannominato “il gigante“, era fragile e danneggiato, probabilmente da infiltrazioni d’acqua.

Nel 1501, il ventiseienne Michelangelo ottenne l’incarico di completarlo e lo scolpì nei cortili dell’Opera del Duomo, realizzando un’impresa straordinaria: una colossale statua ricavata da un unico blocco imperfetto.

Terminato nel 1504, il David di Michelangelo suscitò tale ammirazione che un comitato di grandi artisti, tra cui Leonardo da Vinci, decise di collocarlo davanti a Palazzo Vecchio, in Piazza della Signoria — cuore politico di Firenze — e non sui contrafforti esterni della cattedrale, affinché tutti potessero ammirarlo in ogni momento.

E quella fu la sua collocazione fino al 1873, quando la statua fu trasferita alla Galleria dell’Accademia, dove si trova tuttora. Il Museo dell’Opera del Duomo, infatti, non era ancora stato istituito.

Il San Matteo

photo via Wikipedia

Nel 1503, mentre il David era quasi terminato ed era ormai chiaro a tutti che sarebbe stato un capolavoro, l’Opera del Duomo affidò a Michelangelo una commessa di immenso prestigio: la realizzazione di 12 statue monumentali degli Apostoli, destinate ai pilastri sotto la Cupola del Brunelleschi.

L’artista avrebbe dovuto realizzarne una all’anno ma, ormai celebre e conteso, interruppe il contratto nel 1505 per trasferirsi a Roma, chiamato da Papa Giulio II.

Lasciò a Firenze solo il San Matteo. La statua, alta oltre due metri, è incompiuta, ma nonostante questo è considerata un capolavoro assoluto. Ciò che colpisce è la forza espressiva della figura: l’apostolo sembra lottare per liberarsi dal blocco di marmo, un esempio primordiale della tecnica del “non-finito” michelangiolesco.

In seguito, la commessa degli Apostoli fu affidata ad altri scultori (come Sansovino e Bandinelli) e oggi quelle statue sono visibili all’interno del Duomo.

Il San Matteo rimase presso l’Opera del Duomo per circa tre secoli, fino al 1874, quando fu trasferito alla Galleria dell’Accademia insieme al David e ai Prigioni. Se il Museo dell’Opera del Duomo fosse già esistito (fu inaugurato solo nel 1891), probabilmente l’opera sarebbe rimasta lì, nel suo contesto originale.

La Pietà Bandini

File ID 345768543 | Michelangelo © Ramon Ivan Moreno Prieto | Dreamstime.com

La Pietà Bandini non è stata realizzata a Firenze, ma a Roma, ed era destinata al monumento funebre che Michelangelo stava progettando per sé. Eppure, è l’unica scultura del Buonarroti ad essere ospitata nel Museo dell’Opera del Duomo.

A differenza delle altre due pietà (la Vaticana e la Rondanini), dove è raffigurata solo la Vergine Maria nell’atto di sorreggere il corpo del Cristo, nella Bandini sono presenti anche le figure di Maria Maddalena e Nicodemo, nel volto del quale Michelangelo autoritrasse la sua immagine di uomo vecchio e stanco.

Il Buonarroti iniziò l’opera nel 1547, per lasciarla incompiuta dopo aver cercato di distruggerla. Così, nel 1555, la donò al suo servitore Antonio da Casteldurante, che incaricò Tiberio Calcagni di ricomporre i frammenti.

L’opera passò al banchiere Francesco Bandini, poi al cardinale Luigi Capponi e, nel 1671, fu acquistata da Cosimo III de’ Medici. Dopo un complesso trasporto da Roma a Firenze, rimase per circa cinquant’anni nei sotterranei della Basilica di San Lorenzo.

Nel 1722 venne collocata nella Cattedrale di Santa Maria del Fiore e dal 1981 ha trovato la sua attuale collocazione nel Museo dell’Opera del Duomo, al centro della sala intitolata “Tribuna di Michelangelo”.

Michelangelo e il suo Duomo

vista duomo di firenze

File ID 51439200 | © Kiba Liliya | Dreamstime.com

Al di là delle opere commissionate ed effettivamente realizzate, Michelangelo ebbe un rapporto molto profondo e passionale con il complesso del Duomo di Firenze.

Lo testimoniano le sue parole, ora di lode ora di critica, che cambiarono per sempre la percezione di alcuni monumenti:

  • La Porta del Paradiso: Fu proprio il Buonarroti a coniare questo nome per la porta dorata del Battistero di San Giovanni, dichiarando che era così bella da poter stare all’ingresso del cielo.
  • Il “Gabbione” della Cupola: Al contrario, stroncò il ballatoio realizzato da Baccio d’Agnolo sulla Cupola del Brunelleschi, definendolo sprezzantemente una “gabbia per grilli”. Il suo giudizio fu così autorevole che i lavori vennero interrotti e il ballatoio rimase incompiuto su sette degli otto lati.

Tuttavia, è altrettanto interessante chiedersi non solo che cosa rappresentarono per Michelangelo il Duomo e il suo complesso monumentale, ma soprattutto il contrario.

I giudizi lapidari

File ID 113498614 © Aleksandra Lande | Dreamstime.com

Michelangelo non aveva un carattere accomodante. Era introverso, poco diplomatico e, se doveva esprimere un parere, non si nascondeva dietro ad acrobatici giri di parole. Nel bene e nel male.

Così, quando giudicò il portale dorato per il Battistero di San Giovanni, realizzato da Lorenzo Ghiberti con la collaborazione del figlio Vittore, parlò letteralmente di “Porta del Paradiso”. Questo capolavoro del Rinascimento fiorentino, i cui pannelli originali sono conservati nel Museo dell’Opera del Duomo, è universalmente noto con questa definizione.

“Gabbia per grilli”, invece, è il lapidario commento con cui Michelangelo bocciò il ballatoio della Cupola, realizzato da Baccio d’Agnolo, considerandolo di dimensioni troppo modeste e “meschine” per un’opera così imponente.

Un giudizio che decretò la definitiva interruzione dei lavori. Lui lo avrebbe fatto in modo diverso: nel Museo dell’Opera del Duomo puoi vedere un modello in legno del ballatoio attribuito proprio al Buonarroti, che testimonia la sua visione alternativa per completare il tamburo della Cupola.

L’influenza di Brunelleschi e Donatello

Nonostante i due prolungati periodi romani, il Buonarroti non tagliò mai il cordone ombelicale con la sua città d’adozione, Firenze. E quando si trovò a progettare la Cupola della Basilica di San Pietro, il suo modello tecnico e architettonico fu proprio la Cupola di Santa Maria del Fiore.

Il Buonarroti realizzò la “sua cupola” riprendendo l’idea della doppia calotta, dei costoloni e della lanterna sommitale con cui il Brunelleschi cambiò per sempre il profilo aereo di Firenze. Si dice che partendo per Roma abbia scritto: “Vado a Roma a far la su’ sorella, di lei più gran, ma non di lei più bella”.

Michelangelo fu inoltre profondamente ispirato dalle sculture quattrocentesche del Duomo e del Campanile, in particolare da Donatello: il suo celebre Mosè richiama chiaramente il San Giovanni Evangelista.

Il David michelangiolesco si ispira anche all’Isaia di Nanni di Banco. Persino il Cristo giudice del Giudizio Universale della Cappella Sistina pare ricollegarsi ai potenti mosaici del Battistero fiorentino, che Michelangelo osservò fin da bambino.

FAQ

Il David era destinato al Duomo? 

In origine Sì. La statua avrebbe dovuto trovare postoi in uno dei contrafforti del Duomo. Tuttavia, l’opera si rivelò di una tale bellezza e di un tale valore artistico che una commissione, di cui faceva parte anche Leonardo da Vinci, stabilì di collocare il David di Michelangelo in Piazza della Signoria.

Quale opera di Michelangelo è conservata nel Museo dell’Opera del Duomo? 

Si tratta della Pietà Bandini, un gruppo scultoreo che Michelangelo scolpì a Roma e pensò per il proprio monumento funebre, tanto che l’artista si autoritrasse nel volto di Nicodemo.

Come ha influenzato il Duomo di Firenze l’arte di Michelangelo? 

C’è uno stretto legame tra Michelangelo e il Duomo di Firenze. Il grande artista si ispirò alle idee del Brunelleschi per realizzare la Cupola di San Pietro in Roma, mentre le statue quattrocentesche di Donatello, presenti nel Duomo e nel Battistero, costituirono un modello per lo stile scultoreo del Buonarroti.

Perché Michelangelo scolpì la Pietà del Duomo? 

In realtà l’opera fu pensata per il proprio monumento funebre e Michelangelo cominciò a scolpirla mentre lavorava a Roma. Il gruppo marmoreo passò di mano in mano e venne trasportato a Firenze quasi un secolo dopo la morte del grande artista.

Ci sono altre opere di Michelangelo in Duomo? 

Purtroppo no. A Michelangelo erano state commissionate le statue monumentali dei 12 apostoli, ma il Buonarroti realizzò (e nemmeno completò) solo il San Matteo che puoi ammirare presso la Galleria dell’Accademia.

Conclusioni

Pur vivendo gli ultimi anni a Roma, dove morì, Michelangelo rimase sempre legato a Firenze, e il suo intenso rapporto con la Cattedrale, cuore della città, ne è una chiara testimonianza.

Un rapporto fatto di genialità, di opere incompiute, di giudizi taglienti e dell’ispirazione derivante dal confronto con artisti e capolavori che influenzarono per sempre il suo stile, la sua visione dell’arte e del mondo.

Firenze, da parte sua, non dimenticò mai il suo figlio geniale. Basti pensare al rocambolesco trafugamento della sua salma e all’avventuroso trasporto su un carro fino alla Basilica di Santa Croce, dove Michelangelo finalmente riposa. Forse.

Il più venduto in assoluto

Duomo di Firenze: Tour guidato

Scopri la Cattedrale di Santa Maria del Fiore con la nostra visita guidata.

Pagamento sicuro

Conferma immediata

Biglietto per cellulare