Cattedrale di Santa Maria del Fiore: Affresco del Condottiero

L’affresco del Condottiero (Giovanni Acuto), realizzato da Paolo Uccello nel 1436, si trova nella navata di sinistra della Cattedrale di Santa Maria del Fiore, esattamente nella terza campata dall’ingresso.

Se a prima vista ti sembra una statua equestre tridimensionale, non sei il primo a essere stato tratto in inganno: quest’opera è un’illusione ottica, un autentico manifesto della nuova idea di spazio e prospettiva che la pittura rinascimentale fa irrompere nella storia dell’arte.

Ed è anche questo a rendere il Condottiero un capolavoro da ammirare e conoscere più a fondo, come cerchiamo di mostrarti in questo articolo. Leggi di più se sei incuriosito a scoprire altri particolari.

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Scheda tecnica

  • Autore: Paolo Uccello (Paolo di Dono, 1397-1475)
  • Datazione dell’opera: 1436
  • Soggetto: Sir John Hawkwood, italianizzato in Giovanni Acuto (1320-1394)
  • Tecnica: pittura ad affresco trasferita su tela di canapa nel 1842
  • Dimensioni: base cm. 527, altezza cm. 855
  • Collocazione: Duomo di Firenze
  • Restauri: 1954, 2000, 2022

Chi era il Condottiero?

File ID 66910558 © Ekinyalgin | Dreamstime.com

Sir John Hawkwood, nato a Sible Hedingham in Inghilterra nel 1320, era un celebre capitano di ventura. Combatté al servizio di Edoardo III nella Guerra dei Cent’Anni, alla fine della quale fondò una milizia di mercenari, la Compagnia Bianca, al soldo del miglior offerente.

Fu molto attivo in Italia al servizio, tra gli altri, dei Marchesi del Monferrato, della Repubblica di Pisa e della Repubblica di Firenze, per cui si distinse nella battaglia di Cascina e in vari conflitti, ricevendo in dono residenze e castelli in Toscana.

Alla sua morte, avvenuta nel 1394, Firenze gli concesse l’onore della sepoltura in Santa Maria del Fiore (anche se inizialmente si pensò a Santa Maria Novella).

Dopo che le sue spoglie mortali furono traslate in Inghilterra su richiesta di re Riccardo II, la Repubblica volle celebrarlo ad memoriam con il ritratto di Paolo Uccello.

Cos’è Il Condottiero di Paolo Uccello?

Un eccellente esempio di trompe-l’œil. Una pittura che sembra una scultura. Un capolavoro di illusione prospettica e rigore razionale. Uno dei primi ritratti equestri rinascimentali, modello per artisti posteriori.

Un esempio lo troviamo proprio nel Duomo di Firenze: è il monumento di Niccolò da Tolentino realizzato da Andrea del Castagno, che si trova nella campata a fianco.

Bastano queste poche note per dare l’idea dell’importanza del Giovanni Acuto: un sarcofago in marmo, ma dipinto giocando su un affascinante contrasto cromatico tra il “verdaccio” delle figure e lo sfondo rosso.

L’opera è dipinta con un punto di vista dal basso, coerente con la posizione sopraelevata nella navata, che inganna l’occhio dello spettatore facendogli percepire profondità e volume. A rafforzare l’effetto “scultoreo”, Uccello dipinge un piedistallo tridimensionale su cui poggiano cavallo e cavaliere.

Per rendere l’opera più realistica, l’artista studiò il chiaroscuro in base alla luce naturale della chiesa, ma utilizzò due distinti punti di fuga: uno per il basamento e il sarcofago (visti dal basso) e uno per il cavaliere e il destriero (visti frontalmente).

La struttura poggia su mensole che incorniciano le insegne araldiche, mentre il sarcofago stesso riporta l’iscrizione funebre in latino. Il protagonista appare fiero nel suo abito da parata, mentre avanza al trotto su un cavallo riccamente ornato.

Curiosamente, il cavaliere non indossa l’elmo ma un cappuccio alla fiamminga e tiene il bastone del comando ben in vista.

Il lavoro non fu però semplice: i documenti dell’epoca rivelano che la prima versione fu aspramente criticata dai committenti, costringendo Paolo Uccello a rifare quasi interamente il dipinto perché “non ben fatto”.

I documenti dell’epoca rivelano che la prima versione fu aspramente criticata dai committenti, costringendo Paolo Uccello a rimetterci mano.

La prospettiva a “doppio occhio”

Potrebbe sembrare un errore, ma la scelta di usare due punti di fuga diversi è, in realtà, un sofisticato accorgimento ottico, che richiede una tecnica sopraffina per essere messo in pratica.

Nel Condottiero di Paolo Uccello c’è un punto di fuga basso per il basamento e un punto di fuga frontale per il cavaliere.

Nel primo caso osservi il sarcofago e le mensole dal basso verso l’alto e hai l’impressione che di essere di fronte a una scultura tridimensionale che esce dalla parete.

Uccello non avrebbe potuto applicare la stessa prospettiva anche al cavallo, perché visivamente la pancia e le zampe sarebbero risultate accorciate.

Spostando il punto di fuga più in alto per questa sezione, la postura del condottiero mantiene tutta la sua fierezza.

Se il cavallo sembra scivolare fuori dal piedistallo dipende dall’effetto “bilico”, un paradosso visivo causato dall’incrocio delle due prospettive.

La tecnica del verdaccio

Tecnicamente il verdaccio, detto anche “terre verdi”, è un colore che si ottiene mescolando ocra, nero e bianco. Nella pittura rinascimentale veniva utilizzato abitualmente come base per gli incarnati dei volti e dei corpi.

Sopra il verdaccio venivano poi stesi veli di rosa e rosso, che conferivano alla pelle un effetto realistico: il verde sottostante bilanciava il calore del rosso, simulando le ombre naturali delle vene e dei muscoli.

Nell’affresco del Condottiero, però, Paolo Uccello compie una scelta radicale: non copre il verdaccio. Mantiene il cavallo e il cavaliere in questa tonalità grigio-verde, riservando il rosso cupo (terra di sinopia) esclusivamente allo sfondo.

L’effetto ottenuto è una monocromia che ricorda il bronzo o la pietra. Paolo voleva che l’opera sembrasse un vero monumento equestre e, grazie alla sua padronanza tecnica e alle conoscenze sulla prospettiva, riuscì pienamente nel suo intento: trasformare il colore in materia scultorea.

I significati dell’opera

L’opera di Paolo Uccello ha un significativo risvolto politico. Celebra il valore militare e civico di un uomo che rese importanti servigi alla Repubblica di Firenze.

Un mercenario viene trasformato così in un eroe cittadino, contribuendo con il mestiere delle armi ad accrescere la forza e la stabilità dello Stato.

Dal punto di vista artistico, invece, Il Condottiero di Uccello può essere considerato come uno dei più significativi esempi di applicazione di prospettiva scientifica.

Il rigore geometrico raffreda l’atmosfera, che risulta astratta, metafisica, specie se raffontata con l’energia naturalistica dell’adiacente opera di Andrea del Castagno, più dinamica nella scena e più calda nella cromia.

D’altra parte il Vasari ci informa che Uccello era “più innamorato della prospettiva che della pittura”.

Le opere di Paolo Uccello in Santa Maria del Fiore

Parlare di Paolo Uccello, al secolo Paolo di Dono, richiederebbe un sito a lui dedicato. Nacque e mori a Firenze (1397 –1475) , dove si formò come mosaicista e assistente di Lorenzo Ghiberti.

Lavorò, oltre che nella sua città natale, anche a Venezia e ad Urbino. È nota la sua passione per i ritratti di piccoli animali, in particolare uccelli, da cui deriva il suo soprannome.

Ed è altrettanto conosciuta la sua ossessione per la prospettiva, che rappresenta la sua cifra stilistica dominante, insieme all’uso di colori puri.

Tra le sue opere più famose c’è la Battaglia di San Romano, un dipinto in tre pannelli oggi conservati separatamente alla National Gallery di Londra, agli Uffizi di Firenze e al Louvre di Parigi.

Non meno prestigiose le commesse ricevute dall’Opera del Duomo per la realizzazione delle vetrate inserite negli oculi della Cupola del Brunelleschi e il quadrante dell’Orologio Italico.

Un cantiere dove Paolo lavorò con il suo maestro, Lorenzo Ghiberti, Donatello e Andrea del Castagno.

Le vetrate

photo via Wikipedia

Le otto monumentali vetrate istoriate narrano storie del Cristo e della Vergine Maria sul tema della salvezza.

Puoi ammirarle nel tamburo della Cupola e servono a dare luce agli interni, creando una connessione simbolica con cielo, .

Le dimesioni sono imponenti: ben 4,8 metri di diametro e l’effetto estremamente suggestivo per i fedeli di ogni epoca e per il visitarore moderno.

Lorenzo Ghiberti realizzzò la maggior parte dei cartoni, ma La Resurrezione e La Natività, portano la firma di Paolo Uccello.

Nella prima, realizzata nel 1443 in collaborazione con il vetraio Bernardo di Francesco, la figura del Cristo, esaltata dalla prospettiva e dalla luminosità dei colori, troneggia su un sarcofago aperto.

Per la Natività, anch’essa del 1443, Paolo si avvalse della collaborazione di un altro eccellente vetraio, Angelo Lippi.

In quest’opera compare la famosa stella cometa, che ispirò la realizzazione della nuova lancetta dell’orologio italico, di cui Paolo dipinse il maestoso quadrante nella controfacciata della cattedrale.

Qualcosa che non passa inosservato, credici.

L’Orologio Italico

File ID 40271626 | Dome Duomo Florence © Lornet | Dreamstime.com

Nella Cattedrale di Santa Maria del Fiore c’è un orologio con una solo lancetta che, per di più, gira al contrario e conta le ore a partire dal basso. Se non ci credi, cercalo nella controfacciata del Duomo, sopra il portale centrale. È l’Orologio Italico.

L’opera ha dimensioni importanti, un quadrato di di 6,70 metri per lato, che Paolo Uccello dipinse nel 1443, mentre lavorava alle vetrate del tamburo della Cupola.

La tecnica è quella dell’affresco, la forma quella di un quadrato con un cerchio inscritto al suo interno. Le ore sono in numeri romani. Negli angoli compaiono delle teste umane, da interpretare come profeti o più versosimilmente come i quattro evangelisti che diffondono la parola di Dio ai quattro angoli del mondo.

L’orologio italico segna il tempo dal tramonto al tramonto ed era legato alla luce solare. Lo soppiantò Napoleone che introdusse il sistema francese, con il giorno che comincia alla mezzanotte.

La particolarità dell’affresco di Paolo Uccello è che è stato riscoperto grazie a un restauro dell’orologio avvenuto negli anni ’70.

Nell’occasione furono rimossi gli strati di pittura che coprivano l’orginale, riportando alla luce il capolavoro rinascimentale.

La lancetta non è originale, ma si ispira alla stella cometa della Natività che Paolo realizzò per la vetrata di uno degli oculi del tamburo della Cupola.

FAQ

Quale condottiero è ritratto da Paolo Uccello?

Sir John Hawkwood era un capitano di ventura britannico del XIV secolo, italianizzato con il nome di Giovanni Acuto.
Per i servigi resi alla Repubblica di Firenze, fu seppellito in Santa Maria del Fiore e quando le sue spoglie furono traslate in Inghilterra, fu celebrato con il ritratto “ad memoriam” di Paolo Uccello.

Cosa ha inventato Paolo Uccello?

Non si può dire che abbia inventato la prospettiva lineare e geometrica, ma l’ha sicuramente rivoluzionata con un linguaggio pittorico unico, che rappresenta la sua cifra stilistica.

Chi era Paolo Uccello?

Paolo Uccello fu un grande pittore del Rinascimento fiorentino e italiano, un precursore degli studi prospettici e dell’uso del colore. Un artista in anticipo sui tempi.

Conclusioni

Con questo articolo ci auguriamo di averti fatto scoprire come il “3D” sia un’invenzione antica. Ti abbiamo portato alla scoperta (o alla riscoperta) di un’opera capace di ingannare l’occhio di chi la osserva da oltre cinque secoli.

Il Condottiero di Paolo Uccello, risalente al 1436, è un affresco che “finge” di essere una statua, un’opera che segna il punto di rottura tra il passato e la nuova prospettiva del Rinascimento.

Situato nella terza campata della navata sinistra, il monumento a John Hawkwood è una lezione di geometria applicata alla bellezza, benché la sua prima versione fu molto criticata, anzi fu addiruttura bocciata dai committenti.

Ti abbiamo raccontato anche questo. Che ne dici di venire ad ammirarla di persona?

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