Conciliare statica ed estetica è uno dei problemi che qualunque architetto è chiamato ad affrontare. Ma se l’architetto in questione non è uno qualunque, ma Filippo Brunelleschi, la soluzione trovata diventa la rivelazione di un metodo.
È il caso delle Tribune Morte che il Brunelleschi pose alla base del Tamburo di Santa Maria del Fiore per contrastare le spinte statiche della gigantesca Cupola del Duomo di Firenze.
L’eclettico genio fiorentino aveva la capacità di rendere l’impossibile come qualcosa di naturale, elegante e formalmente perfetto, attraverso soluzioni tecnicamente rivoluzionarie. Le “Tribune Morte” sono l’esempio emblematico di come sia stato possibile alleggerire una struttura mastodontica e, al tempo stesso, conciliare due stili architettonici — il gotico e il rinascimentale — in un’opera armonica.
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Perché Tribune Morte?

File ID 2835833 © Paulmerrett | Dreamstime.com
Le Tribune della Cupola di Santa Maria del Fiore si dicono “morte” perché sono ambienti chiusi, ciechi, non percorribili. Al loro interno non si svolgono funzioni religiose e hanno una profondità limitata. Potrai rendertene conto osservandole da vicino mentre effettui la salita verso la Cupola.
Viste dall’esterno, infatti, sembrano piccole cappelle, ma non lo sono. Si presentano come grandi nicchie semicircolari, decorate con lastre di marmo di colore bianco e verde e valve di conchiglie, ma non servono alle liturgie e non costituiscono un collegamento con l’interno.
Ma allora, a cosa servono, se non si possono attraversare e sono piene? La risposta è semplice: furono costruite intorno al 1439, pochi anni dopo il completamento della Cupola, con la finalità di dare stabilità alla gigantesca struttura e prevenire rovinosi crolli.
La funzione statica
Una cupola in muratura delle dimensioni di Santa Maria del Fiore produce enormi spinte statiche verso il basso e verso l’esterno, mettendo a forte rischio di collasso l’intera struttura.
Per contrastarle, Filippo Brunelleschi aveva due possibilità: la prima era realizzare dei contrafforti esterni, che però si sarebbero rivelati dei corpi estranei all’estetica della Cattedrale. La seconda era inventare qualcosa di nuovo e rivoluzionario. Scelse la seconda strada, integrando nella struttura gli elementi architettonici che la sorreggono: le Tribune Morte.
In pratica, il suo ragionamento fu geniale: la Cupola scarica il suo peso sul tamburo; le tribune lo assorbono e lo respingono, esercitando una controspinta costante, dinamica e radiale.
Agiscono come contrafforti, ma sono parte integrante del disegno. Non sono “corpi esterni” come gli archi rampanti delle cattedrali gotiche del Nord Europa, anche se svolgono la stessa funzione. In questa svolta di Brunelleschi leggiamo un cambio di mentalità che segna il passaggio epocale tra il Medioevo e il Rinascimento.
La funzione estetica

File ID 33501738 | Florence © Sborisov | Dreamstime.com
Era il 1296 quando cominciò la costruzione di un’opera, il Duomo di Firenze, che vide la “fine lavori” strutturali solo nel 1436, anche se il cantiere continuò a essere operativo per molto tempo ancora.
Tra il progettista della Cattedrale, Arnolfo di Cambio, e Filippo Brunelleschi, il padre della Cupola, c’è qualcosa di molto più complesso e profondo di alcuni salti generazionali. La Cupola di Santa Maria del Fiore è la rappresentazione di un mondo nuovo, il Rinascimento, che si sovrappone al mondo “gotico e medievale” della chiesa arnolfiana.
Le sue Tribune Morte, con le loro forme classicheggianti, morbide e arrotondate — chiaramente ispirate dal Pantheon di Roma — sono l’elemento architettonico che rende dinamico e armonico il fluire dell’Umanità nell’Età Moderna.
Il gotico e il rinascimentale

File ID 437007002 © Richard Northrup | Dreamstime.com
Nelle cattedrali gotiche — prendi ad esempio il Duomo di Milano per non allontanarti troppo da Firenze — gli archi rampanti si mostrano come strutture esterne, braccia tese che lottano visibilmente contro le forze statiche.
L’effetto è spettacolare, drammatico, e questa verticalità conferisce una maestosa eleganza alle opere.
Le Tribune Morte del Brunelleschi, invece, sono come muscoli che agiscono sotto la pelle di mattoni della Cattedrale di Santa Maria del Fiore. E lo fanno silenziosamente, apparentemente senza sforzo.
La spinta esercitata dal peso della Cupola è assorbita all’interno della struttura stessa. Le tribune, al tempo stesso, la alleggeriscono conferendole forma e grazia.
Concettualmente è una rivoluzione, che presuppone una nuova visione della tecnica e della scienza applicate alla bellezza.
FAQ
Le Tribune Morte sono elementi architettonici che svolgono la funzione di assorbire e respingere le spinte statiche prodotte dalla Cupola del Duomo. Sono poste alla base della gigantesca struttura realizzata dal Brunelleschi.
I documenti dell’epoca parlano di un solo morto e 8 feriti. Il cantiere, attivo dal 1420 al 1436, impiegò in modo continuativo 50 maestranze e i lavori erano supervisionati da 4 “Operai” (così chiamati in quanto nominati dall’Opera del Duomo).
Non sono molte le personalità sepolte nel Duomo di Firenze e solo due hanno avuto direttamente a che fare con la sua costruzione. Si tratta di Filippo Brunelleschi, che realizzò la Cupola, e di Emilio De Fabris, l’architetto che alla fine del XIX secolo diede alla facciata di Santa Maria del Fiore il suo volto attuale.
Conclusioni
Con questo articolo dedicato alle Tribune Morte ti abbiamo portato alla scoperta di un elemento architettonico di straordinaria importanza per la Cattedrale di Santa Maria del Fiore.
Si tratta di una soluzione che adempie alla duplice funzione di dare stabilità strutturale alla Cupola del Brunelleschi in stile rinascimentale e, al tempo stesso, armonizzarla al corpo medievale originario del Duomo di Firenze.
In quest’opera mirabile puoi leggere il genio rivoluzionario del Brunelleschi e, in controluce, la sua fonte di ispirazione: il Pantheon di Roma.
Le Tribune Morte, dunque, meritano la tua attenzione mentre percorri i 463 gradini che ti portano alla sommità della Cupola di Santa Maria del Fiore. Osservandole da vicino, noterai come la pietra sembri farsi leggera per assecondare la curva del tamburo.
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